Capita anche questo

Chiama anonimamente una donna, dalla voce giovanile, che dice di segnalare una situazione di una sua amica più giovane che non ha il coraggio di chiamare. Riferisce che l’amica ha un marito che la controlla in maniera ossessiva, ad incominciare da quando costei esce dal lavoro, sempre puntuale, obbligandola a chiamarlo al telefono e restare in contatto con lui fino all’arrivo a casa. Per di più, quest’uomo avrebbe minacciato la moglie di farle portar via il figlio se osasse dire a qualcuno questa cosa o osasse allontanarsi da casa.

Ovviamente, pur capendo che la persona che narrava tali cose era la stessa che subiva, veniva invitata a dire all’amica di segnalare personalmente anche alle Forze dell’Ordine, oltre che a noi, tali intollerabili comportamenti. Aggiungeva altresì che l’amica era molto disturbata e spaventata, in quanto l’uomo aveva sempre messo in atto le proprie minacce.

Alla richiesta di accompagnare qui l’amica, la signora ammetteva di essere lei a subire le vessazioni, e di conseguenza abbiamo chiesto di fornisci i contatti del marito. Pur con molte esitazioni la signora ha acconsentito che lo chiamassimo presso la nostra associazione.

Come succede spesso, l’uomo non ha avuto particolari problemi ad accogliere il nostro invito, pur senza sapere l’esatto motivo. L’incontro con l’uomo è stato cordiale e non accusatorio, ed ha raccontato “la sua verità”, cioè di essere molto geloso e di volere anche liberarsi di questa patologia che lo tormentava.

Sono stati effettuati vari incontri, anche con specialisti, e tutto è tornato alla normalità: l’uomo ha convertito la propria gelosia in un sincero affetto, e la donna ha potuto cosi apprezzare la famiglia che avevano costruito. 

La Triste storia di Vlada

Questa è la storia di Vlada, e di come l’Associazione è riuscita ad aiutarla. Si tratta di una ragazza di 26 anni, con due lauree, impegnata nella realizzazione di progetti internazionali, e corsi per giovani di varie nazionalità.

All’università di Milano, dove si recava spesso, ha conosciuto un uomo tra i 40 ed i 50 anni che l’aveva assiduamente corteggiata e con il quale ha allacciato una relazione. Inizialmente premuroso, galante, sereno, dolce, e calmo, i due hanno iniziato una relazione affettiva.

Passato poco tempo, però, l’uomo ha cambiato completamente atteggiamento: la chiamava in continuazione sul posto di lavoro, le scriveva centinaia di messaggi al giorno, e le vietava persino di andare all’estero dove doveva recarsi per lavoro. E ancora… niente più gonne corte, niente trucco, niente mascara, niente abiti stretti… un assedio asfissiante e inconcepibile per lei.

L’uomo ha cominciato poi a fare scenate indecenti, anche per strada, e a percuotendola se disobbediva ai suoi desiderata. In cuor suo, Vlada aveva deciso di lasciarlo ma non aveva il coraggio di denunciare la situazione, per cui, disperata e su suggerimento dei datori di lavoro, si è rivolta alla nostra associazione.

L’abbiamo innanzitutto tranquillizzata, dicendole che l’avremmo aiutata a riacquistare la “libertà”, e che saremmo intervenuti per contrastare qualunque pressione che, nonostante tutto, l’uomo continuava ad esercitare.

L’uomo spesso si appostava all’esterno del posto di lavoro, pronto a fare scenate nel momento in cui lei usciva. Abbiamo invitato Vlada a prendersi un periodo di ferie distante da dove abitava, mentre noi ci saremmo occupati di lui, che l’aveva minacciata di seguirla dappertutto. Quando Vlada ha deciso di partire, ha scoperto che l’uomo aveva acquistato un biglietto identico al suo, per poterla seguire anche in aereo. Abbiamo accompagnato, allora, la ragazza in aeroporto, allertando anche la Polizia di Frontiera ed Aeroportuale, e siamo riusciti ad evitare che partisse con lei. Quindi abbiamo avvicinato l’uomo che è stato verbalmente diffidato dal mantenere tali comportamenti, pena gravi sanzioni, anche al rientro della ragazza. E difatti, terminato il breve periodo di allontanamento, la giovane è rientrata senza conseguenza alcuna.

Dopo un anno, siamo ancora in contatto con Vlada, e sappiamo che tutto procede per il meglio.

 

L’esperienza di Asya

Asya ha 14 anni e parla poco l’italiano.
É sola, ha paura, non sa se, e a chi raccontare quanto accadutole: se lui poi si vendicasse? se non mi credessero? se mi accusassero di averlo provocato? e tanti altri se.

Riesce infine a raccontare alla mamma che quel giorno, alla stazione, ha accettato il passaggio offertole dal giovane, ex fidanzatino.
Si è fidata, non ha nemmeno pensato di non farlo, e perché, poi … ?

Asya è stata violentata quel pomeriggio dall’ex e dall’amico di lui, minorenne.
Un’esperienza terribile, che, se tenuta dentro, lacera l’anima, corrode la mente, inaridisce il cuore.

Asya e la mamma sono sole di fronte all’enormità del dolore e della rabbia che le sovrasta. La mamma, per di più, non parla italiano.

Ne parlano, però, con un’amica della mamma, che, invece, conosce la lingua italiana, e propone di  chiamare gli operatori del Telefono Azzurro Rosa. Questi prendono subito in carico le problematiche della giovane: viene accolta in sede, viene ascoltata, ed inizia immediatamente l’aiuto e le consulenze sia dell’avvocato che della psicologa, che proseguono fino alla conclusione del processo.

Adesso Asya non è più sola, e i suoi aguzzini sono in carcere, condannati ad una giusta pena ed al risarcimento.

Senza “se” … in caso di bisogno, non esitare, chiamaci al 337 427363, oppure scrivi a info@azzurrorosa.it